Reframing

Questa tecnica, il reframing appunto, è stata elaborata da Richard Bandler e John Grinder, i co-creatori della Programmazione Neuro Linguistica.

Essa consiste nel cambiare il quadro entro il quale una persona percepisce certi eventi, allo scopo di cambiare il significato degli eventi stessi.

Quando il significato cambia, le reazioni e i comportamenti della persona cambiano anch’essi.

“Tutto è relativo. prendi un ultracentenario che rompe uno specchio: sarà ben lieto di sapere che ha ancora sette anni di disgrazie”

Albert Einstein

Anche Einstein conosceva il “reframing”, evidentemente! D’altronde Bandler e Grinder non hanno fatto altro che codificare in un metodo qualcosa che fa naturalmente parte delle reazioni dell’essere umano.

Il cervello è un “muscolo” che si allena costantemente a predire “meglio”, e quando prevede che un accaduto possa avvenire da qui a poco tempo, lascia attivi tutti i meccanismi di risposta. Ansie e depressioni si alimentano proprio in questo modo.

Per trovare una soluzione gestibile facilmente da tutti noi, la PNL propone una serie di tecniche “modellate” principalmente dai noti terapeuti Milton Erickson, Virginia Satir, Fritz Perls e altri. Il reframing è una di queste e consiste in quella che i loro creatori chiamano Six Step Reframe (ristrutturazione in sei fasi).

La tecnica consiste in queste 6 fasi:

  • Identificare il modello di comportamento (X) che deve essere modificato.
  • Stabilire una comunicazione con la parte responsabile.
  • Separare il comportamento dall’intento positivo.
  • Creare nuovi comportamenti usando la nostra parte creativa.
  • Assumersi responsabilità e creare un ponte verso il futuro.
  • Attuare un controllo ecologico.

Guardiamole una per una nel dettaglio.

“Voglio fermare X, ma non posso. Voglio fare Y, ma qualcosa mi trattiene.” Questo è il classico ragionamento che corrisponde alla prima fase e, cioè, a un comportamento o una risposta preoccupante, qualcosa che “ti dici” preferiresti non fare o non sentire.

Per rispondere a questo tipo di dialogo interno, Grinder e Bandler suggeriscono semplicemente di rendersene conto e di cominciare a cambiare intenzionalmente il tipo di comunicazione. Ed è qui che identifichiamo i due Sé della nostra coscienza.

Il dialogo tra i due Sé

Timothy Gallwey, il padre del coaching, nel suo libro “Inner game” li chiama Sé 1 e Sé 2. Il Sé 2 è il ruolo critico e giudicante che assume la nostra coscienza. Il Sé 1 è il suo ruolo creativo e propositivo.

Quello che bisogna fare nella seconda fase è stabilire una comunicazione tra il Sé 1 e il 2, che è quella parte che crea il comportamento o la risposta indesiderati.

Chiedere dunque al Sé 2 se sarebbe disposto a comunicare con noi consapevolmente e chiedergli direttamente:

Cosa vuoi comunicarmi?

Questo dialogo potrebbe portarci a renderci meglio conto di una sensazione da qualche parte nel corpo, un’immagine, una voce o un suono. Quindi, quando ricevi un segnale di questo genere, per prima cosa ringrazia la parte per aver risposto. Il trattare bene questa parte di noi “giudicante” ci serve per evitare di creare conflitti interni. In questa delicata fase presta attenzione a tutto – sensazioni/immagini, odori/suoni.

Nel terzo Passaggio trova l’intenzione positiva. Chiedi al tuo Sé 2:

Cosa vuoi?

Quale cosa positiva stai cercando di fare per me?”

La chiave qui è riconoscere la differenza tra l’intenzione e il risultato che si sta ottenendo.

Hai mai cercato di essere utile e una persona che però ha frainteso la tua intenzione e si è infastidita? Ricordi come ti ha fatto sentire? L’avresti aiutata volentieri una seconda volta? Le nostre parti inconsce si sentono allo stesso modo. Loro, anche se non ne siamo consapevoli, stanno facendo del loro meglio per ottenere qualcosa per te.

Ringraziare e apprezzare l’intenzione è il segreto di questo passaggio.

Nella quarta fase chiedi aiuto alla tua parte creativa affinché crei nuovi modi alternativi per ottenere un risultato diverso, migliore e più costruttivo. Una domanda magica che il Sé 1 può porre al Sé 2:

Caro Sé, sei disposto a fare nuove scelte o avere diversi comportamenti che soddisfano la mia intenzione costruttiva?

Se sì, quali?

Stai entrando nella quinta fase, quella in cui chiedi alla parte giudicante e allarmata di valutare queste nuove scelte.

Le scelte sono accettabili?

Saranno davvero buone e migliori del comportamento precedente?

Stabilisci col tuo Sé la sua reale disposizione a provare, magari stabilendo un tempo: per tutto il giorno, per una settimana e per tutto il prossimo mese o anche più a lungo se lo ritiene appropriato. La chiave qui è la negoziazione. Se la parte con il comportamento indesiderato non è soddisfatta di queste alternative, è improbabile che le provi.

Se hai mai accettato qualcosa perché ne sei stato vittima, saprai quanto sia importante che il processo di scelta sia invece volontario. E se scopri che il tuo Sé trova le alternative non accettabili, torna al passaggio 4 per valutare scelte ancora migliori.

Infine, eccoti alla fase conclusiva, quella in cui verifichi le nuove strategie. Una sorta di check ecologico. La domanda magica qui è:

Cosa accadrà a me, agli altri e alla situazione se attueremo tali scelte?

Quando cambiamo i nostri comportamenti, infatti, possiamo influenzare altre persone, il corso degli eventi come alcuni aspetti di noi stessi.

In conclusione: la tecnica del reframing ci suggerisce una strada alternativa che ci mostra scorci diversi, visioni e possibilità migliori e che se percorsa, e alimentata, può portare frutti imprevedibili e straordinari nella nostra vita. Un po’ come la sensazione di ritrovarsi a guardare una città assolata, da un piedistallo più alto, più sereno e piacevole, dove le cose scorrono senza attriti.

Esercizi di Processo

Voglio chiudere questo fondamentale Step illustrandoti due tecniche utili di Reframing. Iniziamo con la Tecnica del “rovesciamento”.

Consiste nel trovare nuove idee e soluzioni rovesciando gli assunti convenzionali, ad esempio:

-a guidare è uno solo! E se a guidare fossero gruppi?

-sì guida un’auto solo dopo averla comprata! E se sì potesse guidare prima, pagando la prima rata tra tre mesi?

Rovesciando la convenzione in questo modo, Alfred Sloan rivoluzionò la General Motors!

Ora tocca a te. Le domande da porti sono:

-posso invertire positivo e negativo?

-quali sono gli opposti?

-quali sono i negativi?

-dovrei capovolgerlo? Girarlo? Come?

-posso andare a ritroso?

-posso rovesciare i ruoli?

-posso fare l’inaspettato?

La seconda tecnica si chiama: Cambia le tue abitudini

Molto semplicemente ti chiedo nei giorni che ti separano dal tuo Obiettivo di fare una serie di cose nuove. Quindi pensaci quando ti trovi a fare qualcosa per il semplice fatto che “ti piace fare così”, “le altre cose non funzionano”, “chissà cosa mi può capitare”, e prendi una decisione diversa. Queste sono le cose che ti chiedo di fare:

-fai un’altra strada per recarti al lavoro

-dormi per un numero diverso di ore

-cambia l’orario di lavoro

-ascolta una stazione radio diversa ogni giorno

-leggi un altro quotidiano

-cerca nuovi amici / fermati a parlare con persone con le quali non hai mai parlato

-prova nuove ricette in cucina

-vai in vacanza / prenditi una pausa in un posto insolito

-varia le tue letture (dai saggi alla narrativa/compra un fumetto)

-sostituisci alla solita colazione qualcosa di diverso: caffè per succo di frutta?

-fai il bagno anziché la doccia

-guarda il telegiornale di un altro canale

-cambia l’orientamento della tua scrivania in ufficio


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